Notizia dell'ultima ora, data dal telegiornale del Veneto: i comitati del no si opporranno alla costruzione della Base 2 a costo di bloccare i cantieri com'è avvenuto per la TAV. Nel frattempo tutti i pacifisti, girotondini, disobbedienti e ignoranti di quella risma hanno deciso di ritrovarsi a Vicenza il 17 Febbraio.
Credo che ci siano delle riflessioni da fare su entrambe le novità.
Innanzitutto dubito che l'opposizione alla costruzione della base possa essere efficace come quella dei colleghi della Val di Susa, per il semplice fatto che in quel caso le amministrazioni locali tollerano, se non incoraggiano, la protesta, mentre qui a Vicenza il favore al progetto è più che evidente e si manifesta da più parti. Immagino dunque che gli uomini del luogotenente Barrichello della Procura della Repubblica non esiteranno ad intervenire per rimuovere ogni ostacolo.
Sono poi sinceramente preoccupato per la manifestazione indetta per il 17 del mese prossimo. Solitamente, purtroppo, questo genere di protesta si lascia il deserto alle spalle, ed è inutile che mi si venga a dire che i disordini sono causa di pochi facinorosi: coloro che manifestano civilmente dovrebbero essere i primi ad impedire questi incidenti, ben consci dell'avverarsi di queste possibilità.
Sicuramente rivedremo immagini di fantocci e bandiere bruciate, cose del tutto contrarie allo spirito pacifista.
venerdì 19 gennaio 2007
giovedì 18 gennaio 2007
Capiamoci
Ebbene. Io non sono un politicante di natura. Non ho mai partecipato ad un comizio e nemmeno mi sono iscritto a questo o quel partito politico. Ma di fronte al caos che sta coinvolgendo la sua città, un povero vicentino non può starsene con le mani in mano. Cosa sta succedendo a Vicenza?
Da una parte c'è chi, preso da furia antiamericana, tenta di aggredire L'AMBASCIATORE di un paese libero che ha trasformato l'Italia nella potenza che è; dall'altra chi, invece, teme per il suo posto di lavoro e manifesta di fronte ad un governo tenuto per il collo dalle stesse forze politiche che hanno attaccato l'ambasciatore Spogli.
E' una grandissima confusione...
E tutto gira intorno ai 1800 soldati che dovrebbero essere ospitati nel nuovo sito.
Ieri sera ho seguito la trasmissione di Giuliano Ferrara "Otto e Mezzo" su La7, e ho avuto modo di capire quali sono le preoccupazioni del comitato per il no:
"Perchè?" Mi si chiederà.
Per chi non lo sapesse, l'attuale Camp Ederle dà direttamente lavoro a 744 cittadini italiani, mentre l'indotto derivante dalla presenza dei soldati impiega altri 2000 vicentini circa. Ogni anno i guadagni derivanti dalla presenza dei soldati statunitensi e NATO di Camp Ederle è di 230 milioni di euro. Ben due grossi centri commerciali sono sorti nel raggio di 10 kilometri dalla base attuale che, ve lo garantisce un vicentino, senza gli americani chiuderebbero molto prima che si possa intervenire.
Questo se si rispondesse NO alla cessione del terreno dell'ex aeroporto militare.
Se si procedesse alla costruzione, si stima che almeno altre 300 persone troverebbero lavoro nella base, e altre 500 nell'indotto. I guadagni annuali per gli esercenti e gli industriali della zona sarebbero praticamente triplicati, in ragione anche della diminuzione dei dazi doganali per l'importazione negli U.S.A. di gioielli, settore in cui Vicenza primeggia in Italia e nel mondo. C'è poi da considerare il notevole introito iniziale per i comuni di Vicenza e Caldogno, i quali si troverebbero a disposizione cifre molto alte risultanti dalla cessione, che sarebbero senz'altro utilizzate per il miglioramento dei servizi pubblici a tutto vantaggio dei cittadini.
Cosa, dunque, spinge l'ala radicale della sinistra e i comitati del no, che proprio di quella sinistra sono espressione, a protestare e causare disordini in città? Forse non si interessano dei loro concittadini che si troverebbero disoccupati in caso di un NO? O forse, più probabilmente, sono mossi da un sentimento di antiamericanismo?
Non dimentichiamo che gli Stati Uniti ci hanno liberati dal regime fascista, ci hanno impedito di cadere tra le braccia del gelido comunismo del blocco orientale e, grazie ai finanziamenti del Piano Marshall, ci hanno permesso di costruire una solida economia industriale proiettandoci direttamente tra gli 8 Paesi più industrializzati del mondo.
Da una parte c'è chi, preso da furia antiamericana, tenta di aggredire L'AMBASCIATORE di un paese libero che ha trasformato l'Italia nella potenza che è; dall'altra chi, invece, teme per il suo posto di lavoro e manifesta di fronte ad un governo tenuto per il collo dalle stesse forze politiche che hanno attaccato l'ambasciatore Spogli.
E' una grandissima confusione...
E tutto gira intorno ai 1800 soldati che dovrebbero essere ospitati nel nuovo sito.
Ieri sera ho seguito la trasmissione di Giuliano Ferrara "Otto e Mezzo" su La7, e ho avuto modo di capire quali sono le preoccupazioni del comitato per il no:
- La nuova base comporterà un aumento dei consumi dell'acqua di 1/3 rispetto agli attuali e di 9 megawatt in più di energia elettrica
- La viabilità dell'area ne risulterà gravemente compromessa
- Il sito è troppo vicino al centro della città (1,5 Kilometri dalla centralissima Piazza dei Signori)
- Le falde acquifere risulteranno fortemente inquinate dal bromacile, come avviene alla base di Aviano.
- L'aumento dei consumi e delle conseguenti reti di alimentazione sarà, come già stabilito, interamente a carico degli Stati Uniti
- Sempre gli Stati Uniti si accolleranno i costi della riprogettazione e ricostruzione della viabilità dell'area
- L'attuale Dal Molin è ad oggi un aeroporto civile, ma fino a vent'anni fa era un aeroporto dell'aeronautica militare italiana. Inoltre, la distanza tra il punto più vicino dell'aeroporto e la Piazza dei Signori è di 2,4 kilometri in linea d'aria.
- Voglio far notare che, base o non base, l'aeroporto rimarrà operativo al 100% e non vedo come la vicinanza al centro di 1800 soldati americani possa essere più rischiosa di un aeroporto con decine aerei che ogni giorno sorvolano il centro a bassa quota.
- L'inquinamento da bromacile è tutt'ora registrato a Vicenza ed è del tutto indipendente dalla costruzione della base americana, poichè il bromacile è una sostanza vaporizzata sulle piste degli aeroporti di tutto il mondo per impedire la proliferazione di erbacce.
"Perchè?" Mi si chiederà.
Per chi non lo sapesse, l'attuale Camp Ederle dà direttamente lavoro a 744 cittadini italiani, mentre l'indotto derivante dalla presenza dei soldati impiega altri 2000 vicentini circa. Ogni anno i guadagni derivanti dalla presenza dei soldati statunitensi e NATO di Camp Ederle è di 230 milioni di euro. Ben due grossi centri commerciali sono sorti nel raggio di 10 kilometri dalla base attuale che, ve lo garantisce un vicentino, senza gli americani chiuderebbero molto prima che si possa intervenire.
Questo se si rispondesse NO alla cessione del terreno dell'ex aeroporto militare.
Se si procedesse alla costruzione, si stima che almeno altre 300 persone troverebbero lavoro nella base, e altre 500 nell'indotto. I guadagni annuali per gli esercenti e gli industriali della zona sarebbero praticamente triplicati, in ragione anche della diminuzione dei dazi doganali per l'importazione negli U.S.A. di gioielli, settore in cui Vicenza primeggia in Italia e nel mondo. C'è poi da considerare il notevole introito iniziale per i comuni di Vicenza e Caldogno, i quali si troverebbero a disposizione cifre molto alte risultanti dalla cessione, che sarebbero senz'altro utilizzate per il miglioramento dei servizi pubblici a tutto vantaggio dei cittadini.
Cosa, dunque, spinge l'ala radicale della sinistra e i comitati del no, che proprio di quella sinistra sono espressione, a protestare e causare disordini in città? Forse non si interessano dei loro concittadini che si troverebbero disoccupati in caso di un NO? O forse, più probabilmente, sono mossi da un sentimento di antiamericanismo?
Non dimentichiamo che gli Stati Uniti ci hanno liberati dal regime fascista, ci hanno impedito di cadere tra le braccia del gelido comunismo del blocco orientale e, grazie ai finanziamenti del Piano Marshall, ci hanno permesso di costruire una solida economia industriale proiettandoci direttamente tra gli 8 Paesi più industrializzati del mondo.
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